IL TERRITORIO DI GAMBOLO'
COMUNE della Provincia di Pavia
SUPERFICIE di 5153 ettari
CONFINI: Vigevano, Borgo San Siro, Tromello e Mortara.
ABITANTI: al mese di Luglio 2002 N. 8465
FRAZIONI: Remondò, Garbana, Cason Peri, Belcreda, Stradella e Molino d’Isella.
NOTE: Il Comune di Gambolò appartiene al Consorzio Parco Lombardo della Valle
del Ticino.
COME ARRIVARCI ...
In auto:
* A7 uscita Gropello Cairoli, poi proseguire per Garlasco, Tromello e Gambolò
* A4 uscita Galliate, poi proseguire per Trecate, Cerano, Cassolnovo, Vigevano e
Gambolò
* Proveniendo da Milano, imboccare la S.S. 494 in direzione di Corsico, poi
proseguire per Trezzano S.N., Gaggiano, Abbiategrasso, Vigevano e Gambolò
In treno:
Linea Milano-Alessandria, stazione di Vigevano poi, in autobus per Gambolò
(consulta gli orari delle autolinee)
CENNI STORICI
L’usanza di tutti i popoli di insediarsi lungo i corsi d’acqua trova conferma
anche nel territorio di Gambolo’, dove , fin da tempi remoti , le sponde del
Terdoppio e la valli del Ticino sono stati la culla dei più antichi insediamenti
umani.
Le prime tracce di insediamenti umani furono ritrovati lungo la sponda destra
del Terdoppio, tra Gambolo’ e l’attuale Frazione Garbana , in località Dosso
della Guardia risalgono al Mesolitico recente (5500 - 4500 a.C.) e all’Età del
Bronzo Tardo ( sec. XIV - XIII a.C. ).
Tracce di necropoli ritrovate lungo il Dosso della Guardia e della Belcreda
testimoniano che intorno alla metà del III sec. a.C., in particolare durante il
periodo celtico, nel territorio di Gambolo’ sorsero numerosi villaggi e il
ritrovamento di numerosi tesori monetali dimostra come gli insediamenti umani
continuarono ad esistere e a progredire fino al III sec. d.C. con la crisi
dell’Impero Romano.
Gambolo’ viene spesso associato ad un campo romano fatto costruire, secondo la
tradizione da P. Cornelio Scipione all’epoca delle prime vittorie “annibaliche“,
addirittura in data prossima alla battaglia “ad Ticinum“ (218 a.C.). Queste
origini romane vengono confermate da alcune strutture conservate fino ad oggi :
il “Cardo“ e li “Decumano“, il “Forum“ o piazza quasi centrale, tre delle
quattro porte originarie (vedi fotografia sotto), la circonvallazione esterna ed
una parte del fossato.
Con l’Alto Medioevo le fonti archeologiche vanno scomparendo in seguito
all’impoverimento culturale e materiale della zona .
Solo dopo questi secoli “oscuri”, grazie all’impulso dei monaci concessionari di
enormi estensioni di terreno, si iniziarono i lavori di bonifica e disboscamento
e si delinearono i primi nuclei abitativi. La prima citazione risale al 999 del
paese, quando in un atto dell’Imperatore Ottone III si legge di un certo
“Ademarus de Gambolate“ come debitore al Vescovo Leone di Vercelli, per i danni
compiuti con altri partigiani di Arduino di Ivrea.
Documenti storici permettono di affermare che, tra il X e il XII secolo nel
territorio di Gambolo’ vi erano numerose Chiese e in particolare due pievi:
quella di San Pietro, successivamente scomparsa e quella di sant’Eusebio,
rispettivamente sotto il patrocinio della Diocesi di Novara e di Pavia nate con
la diffusione del cristianesimo nelle campagne del Nord Italia.
Intorno al 1099 accanto all’abitato sorge il “Castrum “, nucleo fortificato del
castello, luogo di protezione per gli abitanti del villaggio e dei territori
circostanti in caso di pericolo, più volte ricostruito ed ampliato nel corso dei
secoli.
Gli anni successivi furono segnati da un susseguirsi di lotte tra Milanesi e
Pavesi per il dominio del territorio di Gambolo’. Questi ultimi, riuscirono,
alla fine, ad averla vinta e, proprio sotto la Signoria dei Visconti (XIII - XIV
sec.), la zona ricevette un nuovo, grande impulso. Si iniziò la costruzione del
castello, si realizzarono opere di miglioramento agricolo con bonifiche e
canalizzazioni e fu edificata, su terreni concessi dal Gambolo’, la cascina
Sforzesca .
Nel 1500 con la fine delle Signorie anche il territorio di Gambolo’ passo sotto
il dominio spagnolo.
Un fatto, sicuramente rilevante per Gambolo’, avvenne il 30 gennaio 1573, con
l’acquisto, dal fisco spagnolo, per 60.400 lire del Marchese Agostino Litta, del
fuedo di Gambolò. La Casa del Signore di cui entrò in possesso misurava circa
mq. 350 ed occupava il lato nord - ovest del castello.
L’idea del Conte era quella di trasformare il castello da rocca difensiva in
residenza signorile.
Una mappa catastale datata 1769, attualmente conservata presso il Palazzo
Municipale , illustra abbastanza chiaramente la situazione del borgo.
Accanto al Borgo principale sono illustrati gli isolati delle Frazioni Remondò e
Garbana con l’individuazione delle vie, delle piazze, delle chiese, del
Castello, della Roggia e i tipi di coltivazione dei campi che si trovano
all’esterno degli abitati.
Il borgo settecentesco è delimitato dalle tre porte di accesso: Porta Genova,
Porta Novara e Porta San Eusebio e dai canali irrigui della Roggia del Molino a
est ed ovest oltre che dalla roggia di via Fosso che definivano e delimitavano
una struttura difensiva estremamente compatta.
L’abitato, a griglia composta, è attraversato in direzione nord - sud da quattro
strade principali che non corrispondono alle attuali vie di accesso al paese. E
‘ riconoscibile in mappa l’attuale corso Umberto che si interrompe in
corrispondenza di Porta Vigevano ed inoltre ben distinguibili sono il castello,
per l’estensione e la posizione decentrata rispetto all’abitato e le numerose
chiese.
Nel 1700 esisteva ancora la chiesa di San Rocco situata sull’omonima piazza
attuale, all’incrocio tra Via vecchia di Vigevano e Via Fosso. Successivamente
fu abbattuta e il titolo passò alla Chiesa di santa Chiara lungo la Via
Carrobbio che divenne l’attuale Chiesa di San Rocco. Lungo l’attuale via Fiume è
riconoscibile la chiesa di San Bernardino, successivamente venduta ai privati.